Ospedale Bosisio Parini
(Lecco)

La progettazione di una struttura ospedaliera implica la conoscenza di problemi ed esigenze specifiche e l’ottemperanza alle stesse. In particolare la realizzazione di un edificio che deve avere le funzioni di “luogo dell’accoglienza” per tutto il complesso induce a chiedersi che cosa si aspettino da questa struttura quanti la dovranno frequentare, siano essi operatori sanitari (medici, persona- le infermieristico, ecc.), pazienti e visitatori.
Year
1999-2002
Size
30000 mq
Client
Colombo Costruzioni S.p.A. (Lecco)
Importo dei lavori
100.000.000.000
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Ospedale Bosisio Parini

Title:

Description:

Ospedale Bosisio Parini
(Lecco)

La progettazione di una struttura ospedaliera implica la conoscenza di problemi ed esigenze specifiche e l’ottemperanza alle stesse. In particolare la realizzazione di un edificio che deve avere le funzioni di “luogo dell’accoglienza” per tutto il complesso induce a chiedersi che cosa si aspettino da questa struttura quanti la dovranno frequentare, siano essi operatori sanitari (medici, persona- le infermieristico, ecc.), pazienti e visitatori.
Year
1999-2002
Size
30000 mq
Client
Colombo Costruzioni S.p.A. (Lecco)
Importo dei lavori
100.000.000.000
Ospedale Bosisio Parini
schede-2010
P1010018
nf-11
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La progettazione del “padiglione accoglienza” è l’occasione per realizzare una struttura che superi i canoni classici di un ospedale per diventare un luogo ospitale e confortevole nel quale affrontare meglio il proprio lavoro o le cure alle quali ci si deve sottoporre. Questa premessa era necessaria per spiegare quello che è stato il punto di partenza della progettazione: l’attenzione all’accoglienza ha portato a fare della hall di ingresso il fulcro dell’organizzazione planimetrica e della geometria del nuovo edificio.

La hall è pensata come un grande spazio a tutta altezza, completamente trasparente, crocevia obbligato di ogni percorso.
È una piazza coperta e come tale può essere vissuta in ogni stagione dell’anno, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. In un clima come quello della Brianza è questo a nostro parere un fattore di grande importanza. Significa creare un luogo aperto ma protetto, fruibile anche in inverno, quando gli altri spazi verdi possono essere solo visti, ma ben poco vissuti.

Nello spazio della hall si affacciano le principali funzioni pubbliche richieste, da quelle più legate alla vocazione ospedaliera del luogo (reception, accettazione ecc.) a quelle cosiddette di supporto (caffetteria, zone di sosta e attesa…). Inoltre la hall si affaccia a livello 0 su un giardino interno attrezzato con giochi per i bambini, a disposizione nei tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali e disponibili anche per i ricoverati nelle ore libere della giornata.


L’inserimento ambientale

Come già detto all’inizio, l’edificio di nuova progettazione si inserisce all’interno di un’area già con vocazione ospedaliera, nella quale sono attualmente presenti sei padiglioni di cura, collegati tra loro da una viabilità di superficie. Da una visita diretta del luogo si è potuto appurare come sia importante la presenza di zone verdi tra le aree edificate.
Il padiglione in progetto cerca di rispettare le geometrie del luogo, ritrovando dei parallelismi con gli edifici circostanti. A questo scopo la volumetria a disposizione è stata suddivisa in due edificazioni lineari, una parallela al padiglione 1 e l’altra al padiglione 3. Si viene così a formare una V che ha come vertice la hall d’ingresso e contiene al suo interno un giardino.
Si è inoltre mantenuta e potenziata la funzione delle aree a verde attrezzato, che oltre a costituire degli spazi fruibili da tutti (operatori, pazienti e visitatori) diventano anche gli elementi che “ricuciono” i vari edifici tra di loro.



La facciata

Lo studio dei prospetti dell’edificio è partito dalla zona degenze e in questa zona si è particolarmente soffermato.
E’ proprio la facciata della zona degenze quella che si vuole in questa sede descrivere e motivare.

In quest’area l’elemento di separazione tra interno ed esterno sarà realizzato in modo da consentire ai piccoli pazienti di vedere sempre fuori, sia che si trovino a letto, in carrozzella o in piedi.

E’ previsto, oltre al normale oscuramento notturno, una protezione dalle radiazioni solari dirette (brise –soleil), che mantiene comunque la trasparenza e quindi la possibilità di vedere fuori.

La scelta del serramento a tutt’altezza scaturisce come diretta applicazione del disposto della legislazione italiana (nella fattispecie D.C.G. del 20/07/1939 art. 12 comma 4), nonché delle analoghe e più recenti indicazioni contenute nella Circ. Min. LL.PP.n.13011del 1974 agli art. 1.1.04/1.3.01/1.3.02/1.3.03, riprese altresì nelle norme tecniche UNI regolanti la materia.

Analizzando nel dettaglio le indicazioni di cui sopra, si è posta attenzione ai seguenti due aspetti:

– equilibrio di valori tra illuminazione naturale e artificiale (la Circ. Min. su citata prescrive che i valori limite siano rispettati in qualsiasi condizione di cielo ed in ogni punto del locale)

– fattore di luce diurna

E’ agevole comprendere come i due aspetti, strettamente correlati tra loro, non siano risolvibili con una schermatura unica ancorchè efficace.
Per soddisfarrli entrambi si è ritenuto necessario suddividere i “compiti” su due sistemi, uno esterno (brise-soleil), preposto alla schermatura parziale, ma soprattutto alla deviazione dei raggi solari nei mesi freddi e/o nelle ore poco soleggiate (si cattura la luce e la si direziona nelle zone dove manca, diffondendola e quindi eliminando l’abbagliamento), conseguendo in tal senso anche un apporto gratuito di energia convnientemente sfruttato ai fini del contenimento dei costi. Il secondo sistema potrà essere composto da un oscurante orientabile che in tal modo è chiamato ad assolvere alla sola funzione confort/notte.

La scelta così attuata , oltre a presentarsi in linea con i principi di “massima vivibilità” delle degenze (soprattutto lungodegenza), garantisce un corretto equilibrio di “vantaggi” tra i due posti letto che altrimenti presenterebbero le canoniche differenze (in inverno è solitamente preferito il letto vicino alla finestra, in estate l’esatto opposto):

E’ appena il caso di sottolineare come la presenza di brise-soleil sortisca l’effetto di diminuire il carico di energia radiante sulla facciata (infrarossi), senza peraltro perdere in inverno il vantaggioso apporto dovuto agli ultravioletti che possono comunque penetrare.

Ogni camera è inoltre dotata di una zona esterna privata e protetta (balcone), di dimensioni adeguate per la movimentazione di eventuali carrozzelle. Sarà qui previsto uno schermo vetrato di altezza adeguata per impedire l’eventuale scavalcamento.

Le specchiature vetrate previste nell’area delle degenze non rispondono solo a motivazioni di carattere tecnico, ma sono il risultato di valutazioni architettoniche dettate dall’attenzione al paziente che sempre abbiamo voluto tenere come base di partenza delle scelte progettuali.

L’impegno posto nel far sì che da ogni punto delle camere di degenza e delle aree di uso comune fosse possibile vedere l’esterno deriva da una duplice considerazione.

La prima ragione è che questa struttura ospedaliera non è inserita in un tessuto urbano, ma è localizzata in mezzo al verde, in un’area ricca di alberi, in un grande giardino dove è ancora possibile stare a contatto con la natura. In questo senso guardare fuori può essere un momento di distrazione e di serenità.

La seconda considerazione è che un bambino ricoverato, nonostante tutti gli sforzi che si possono fare per offrirgli un ambiente accogliente e allegro, avrà pur sempre il desiderio di “uscire”, di andare fuori, di stare all’aperto. Il fatto di rendere il più “inesistente “ possibile il confine tra il “dentro” e il “fuori” è quanto può fare la progettazione architettonica e forse può costituire un piccolo sollievo per chi comunque “dentro” deve stare.


Il verde

Grande attenzione è stata posta nell’utilizzo del verde, che viene localizzato sia all’interno dell’edificio (nella hall) sia soprattutto all’esterno. Oltre alla già citata funzione di “cerniera” tra i vari padiglioni, elemento di cucitura tra edificazioni di tipo ed epoca diverse, il verde assume in questo contesto un valore e un’importanza particolari. Può infatti costituire un aiuto per il recupero dei piccoli degenti, oltre ad essere uno strumento di educa- zione ambientale.

In questo senso si è pensato di realizzare degli orti didattici per i bambini, che possono in questo modo imparare a conoscere meglio i cicli della natura e delle stagioni e hanno inoltre l’opportunità di riempire utilmente, piacevolmente e in modo educativo alcuni momenti della loro giornata.

Per quanto riguarda la progettazione delle sistemazioni esterne si sono classificate alcune zone a seconda delle diverse necessità che presentavano. Nelle aree verdi in prossimità dell’edificio si ipotizza la piantumazione di alberi a foglia caduca (aceri, carpini, betulle). Questa scelta consente di poter sfruttare le essenze arboree in funzione delle stagioni: d’estate l’abbondanza di fogliame creerà ombra e quindi frescura; d’inverno i rami spogli lasceranno passare luce, sole e calore.

Verranno innalzate in corrispondenza del confine e ovunque sia necessario creare barriere visive e fisiche delle quinte realizzate con cedri deodara.
Sono inoltre previste delle barriere vegetali di dimensioni più modeste, con funzioni di separazione e di chiusura, ma tali da non eliminare la vista del contesto circostante. Queste siepi saranno realizzate con grandi varietà di sempreverdi, che consentono di mantenere forme e colori durante tutto l’arco dell’anno, alternate a varietà floreali che possono alternarsi nelle fioriture dai mesi primaverili a quelli autunnali.

Il terreno sarà inerbito con diverse qualità di graminacee in miscuglio. Ciò consente di ottenere un prato molto robusto e rustico, calpestabile senza problemi. Verrà realizzato in zone che potranno dover ospitare una viabilità di emergenza una pavimentazione speciale in paving green system, comunemente conosciuta come prato armato. Prevede la posa di lastre alveolari in PVC che vengono riempite di terra e sabbia per creare un supporto semirigi- do inerbito, ma tale da consentire il passaggio di automezzi.

All’interno della hall sono previste delle vasche realizzate con sistemi di idrocoltura nelle quali possono crescere diversi tipi di essenze che si gioveranno della luce naturale e del microclima artificiale presenti in questo spazio.

Credits

Progetto Architettonico
Maurizio Varratta Architetto
Via al Molo Giano, Molo Guardiano 16128 Genova
Paolo Bodega Architetto
c.so Matteotti 3/c, 23900 Lecco

Design Team
Arch. Maurizio Varratta, Arch. Paolo Bodega

Immagini fotorealistiche:
Arch. Giuseppe Frigiola

Modelli
Maurizio Bassignana, Takamasa Sugiura

con
General coordinator progetto definitivo ed esecutivo – fase 1:
Arch. Cinzia Tiberti
Progetto hall ingresso e
General coordinator progetto
esecutivo fase 2
Arch. Luca Massone
e con
Ing. Alessandro Beretta
Arch. Simone Fareri
Arch. Giuliana Giordano
Arch. Paola Maggiora
Arch. Lisa Trevisan
Arch. Marco Vigolungo

Progetto strutture (piscina)
MSC e Associati srl Ing. Danilo Campagna Via Cialdini 37
20161 Milano
tel. 02/66204150
fax 02/66204155

Progetto strutture metalliche (hall ingresso):
Favero&Milan Ingegneria S.r.l. Via Varotara Zianigo, 57 30030 Venezia
tel. 041 5785711
fax 041 4355933
e-mail: appalti@faverofavero-milan.com

General Contractor
Colombo Costruzioni SpA
Via Nino Bixio 4, 23900 Lecco tel. 0341 363464 fax 0341 286512 www. colombo-costruzioni.it

Progetto impianti
Technion srl
Via B. Buozzi, 25 23900 Lecco
tel. 0341/286464
fax 0341/285728 e-mail technion@tin.it

Progetto strutture in C.A.
Studio Associato Berera
Dott. ing. Teodoro – Dott. Ing. Antonio 23900 LECCO – Via Cattaneo n.4
tel. 0341-363402
Fax 0341-285118
e-mail: berera@mail.askesis.it